05 Mag Una casa in dieci minuti
Mondo San Marcellino, area Alloggiamento – “Una casa in dieci minuti”
Non è uno slogan acchiappaclick, né un manuale IKEA, è il pensiero che spesso vedo negli occhi di chi accompagno al primo sopralluogo della casa popolare assegnata dal Comune. Per molte persone è un vero salto nel vuoto perché non c’è passato che spieghi né esperienza che aiuti. E allora, come quando si salta nel vuoto, sono le emozioni e le aspettative magiche che la fanno da padrone, le proprie e quelle degli altri.
Il quartiere, il portone, i muri bianchi, le piastrelle dall’angolo cottura, il wc e la vasca, la camera da letto vuota, il riscaldamento è autonomo, il contatore della luce è in fondo alle scale, le chiavi del portone chiedetele ad una vicina….sono immagini e parole che volano in dieci minuti di visita e che di solito non coincidono con l’aspettativa e il desiderio che hanno accompagnato gli anni, i mesi e le ore precedenti; quando parlare di casa era parlare di divano e televisione, cena alla sera e buon riposo, lavarsi, cucinare e accogliere amici.
E allora lo sguardo ti cerca per capire…è bella? sono stato fortunato? è un casino? possiamo prenderla? possiamo rifiutarla? firmo? possiamo dirgli di no? mi aiutate, vero?
Paura o eccitazione che rivelano un vuoto e una costruzione immaginaria mai collegata con l’esperienza reale e fisica dell’abitare, dello scegliere come e dove vivere da soli, in un luogo e un’esperienza che in qualche modo fortemente ti collegheranno ai doveri, alle responsabilità, alle scadenze, alle procedure, agli usi e costumi del vivere quotidiano in un appartamento in città.
E poi, la vedo sempre e credo la veda anche lui, c’è la sua immagine… da solo, in quel posto, quando tutti se ne saranno andati. Una immagine che inevitabilmente non coincide quella che aveva di sé, solo, a casa sua. Ora c’è una realtà che si mostra e si impone. Talvolta è meglio di quello che si pensava ma di solito è peggio e bisogna ricominciare a fantasticare, ma con altri parametri e altri schemi e altri muri e altri quartieri.
Inventarsi una casa, una vita in quella casa, vuol dire fare i conti con sé stessi, la propria storia personale e familiare, le proprie capacità, le proprie risorse e, soprattutto, con i propri demoni, soprattutto con quelli conosciuti, ma anche quelli che senti presenti ma non sai riconoscere. E tutto questo si manifesta in dieci minuti, in quei dieci minuti a cui nessuno sinceramente può essere pronto. Tanto meno chi è nato e cresciuto senza mezzi economici e relazionali adeguati e ha sentito dire che la casa è il traguardo, che tutto si risolverà con quello. Ecco allora che al gran finale si potrebbe presentare con il vestito della festa quando invece in scena potrebbe cominciare una tragedia.
Accompagnare una persona in quei dieci minuti diventa allora importante per dare una forma realistica ad un possibile futuro, per scrivere una sceneggiatura che sia sostenibile nel tempo. Sostenibilità che evidentemente passa da una rete di sostegno (familiare, amicale, associativa e soprattutto del servizio pubblico) che deve essere costruita prima di quei dieci minuti, per leggere insieme la propria storia, le proprie capacità, le proprie debolezze e insieme immaginare una vita in quella casa…o altrove.
(Federico Ribotti, operatore di San Marcellino)
