24 Apr Caldo caffè
Mondo San Marcellino, area Alloggiamento – Caldo Caffè
Caldo Caffè è un servizio che, nella storia dei servizi genovesi, è sempre stato inserito nel cosiddetto Piano Inverno, ovvero nell’ampliamento della capacità di accoglienza del territorio nei mesi più freddi dell’anno, solitamente tra dicembre e marzo.
E, in effetti, la sua particolare attenzione alle persone che faticano ad accedere ai dormitori si sposa bene con il clima invernale perché, talvolta, il freddo offre una buona motivazione a vincere le proprie resistenze nel frequentare le accoglienze notturne.
Ma Caldo Caffè non vuole essere solo questo, vuole essere un’opportunità per le persone accolte, un’opportunità di relazione in uno spazio adeguato alle esigenze di chi, per esempio, non ha piacere di spogliarsi o di dormire sdraiato, ma anche di chi non riesce a dormire. Uno spazio di relazione dove ognuno può entrare nella consapevolezza di non essere giudicato, con l’impegno di una sola regola: il rispetto delle persone e della struttura.
Per fare questo serve uno spazio ampio, capace di garantire una zona notte e una zona dove poter scambiare due parole o consumare una bevanda calda a tutte le ore, servono postazioni che offrano la possibilità di stare sdraiati o seduti, operatori capaci di accogliere persone particolarmente sofferenti e apparentemente rifiutanti, talvolta ostili, nell’attesa di aprire un varco nella fiducia dell’altro. Ma non solo.
Un servizio come Caldo Caffè per essere efficace ha bisogno di struttura e programmazione: un centro d’ascolto di riferimento, un servizio diurno di facile accesso, un’unità mobile notturna che faciliti e accompagni le persone al primo ingresso, la supervisione degli operatori e un’organizzazione capace di sostenerli.
Quest’anno abbiamo riaperto questa esperienza con poco tempo di preavviso, adattandoci a una struttura molto strategica come posizione (piano strada del Massoero) ma non adeguata alle esigenze del servizio: spazio piccolo con sole brandine e due tavoli.
Ma il nostro interesse era ripartire, per avere l’occasione di cominciare a programmare quello che sarà il vero Caldo Caffè.
E sta andando bene, malgrado i limiti strutturali, il nostro lavoro procede nell’accogliere e, soprattutto, incontrare nuove persone che speriamo di riuscire ad avvicinare ai servizi, alcuni lo hanno già fatto. A dimostrazione, come sempre, che è la capacità di relazione il perno del nostro lavoro.
Il Comune ci ha chiesto una proroga di un mese, quindi saremo ancora funzionanti nel mese di aprile, quando il clima non è più ostile, ma lo sapevamo: Caldo Caffè non vuole solo rispondere a una emergenza climatica, vuole invece proporsi come un’alternativa, una diversa opportunità di sospendere e, chissà, di interrompere l’esposizione ai pericoli notturni della strada. E per questo non c’è stagione.
Questa visione si traduce, nel quotidiano, in un’operatività che mette al centro la persona e la qualità della presenza. Per garantire che questo spazio di libertà e relazione resti tale, il servizio conta su un’équipe di sei persone che si alternano in turni coperti da due operatori per notte.
Questa scelta non risponde solo a una necessità pratica, essere in due permette di gestire la complessità delle accoglienze senza mai lasciare scoperto lo spazio dell’ascolto, spazio che spesso è l’inizio di un aggancio più profondo.
In uno spazio così ridotto, la convivenza è complessa e può diventare faticosa. La condivisione del tempo notturno ci mette di fronte a una dimensione sospesa, dove le resistenze si abbassano e i bisogni emergono con più forza. Capita spesso che gli ospiti fatichino a tollerare la presenza e le esigenze dell’altro, in un groviglio di tensioni dove la sofferenza altrui rispecchia la propria. Eppure, proprio in questo equilibrio precario, sono moltissimi i momenti di solidarietà e convivialità. Sono gli ospiti stessi che, in molti casi, rendono il clima più abitabile per tutti, diventando una risorsa preziosa nella mediazione dei conflitti e nel supporto a chi è più in difficoltà.
La nostra presenza non si esaurisce nell’accoglienza e nel presidio delle ore notturne, ma si nutre di quel passaggio di consegne continuo che ci permette di dare coerenza a ogni singola storia incontrata, affinché nessuno si senta un numero di passaggio, ma una persona riconosciuta.
(Gabriele Verrone e Roberto Cerreto, operatori di San Marcellino)
